9 set 2009

I 10 motivi per cui non farei l’insegnante

Author: Leviatan Kiranov | Filed under: Vita di scuola

 

Tra pochi giorni per molti studenti si riapriranno le porte dell’Inquisizione e a me balena in testa un’elucubrazione (Umberto Eco direbbe che inserire rime in un testo in prosa non è proprio il massimo, ma era involontaria).

La professione dell’insegnante è una di quelle che più mi affascina ma da cui al tempo stesso mi tengo a debita distanza. Affronterò il tema dell’insegnante ideale in un prossimo articolo. Trasmettere il proprio sapere e la propria esperienza ad altre persone è generalmente gratificante (se anche dall’altra parte c’è collaborazione), ma dover fare l’insegnante nelle nostre scuole sembra essere tutta un’altra storia. Dal mio punto di vista non si può più parlare di “insegnare”, ma di:

1. vegetare dietro un parallelepipedo fornito di cassetti e sentirsi molto importante per questo;

2. costruirsi secondo le proprie possibilità il personaggio più colto, più affascinante e più ridicolo per sopperire alle mancanze della propria esistenza;

3. sentirsi in dovere (e persino in grado) di decidere sulla vita, sulla morte, sul tempo, sugli hobby, sui pasti dei propri alunni;

4. provare gratificazione quando si riceve un complimento da un alunno, pur sapendo che è non è sincero ma con doppio fine;

5. credere che tutti i propri alunni non siano sinceri;

6. diventare il fenomeno da baraccone più detestato dai propri stessi discepoli;

7. rendersi conto che loro vorrebbero essere qualsiasi cosa ma non tuoi discepoli;

8. far finta di trovare interessante la propria materia di insegnamento;

9. o, se già si è in stato avanzato di degenerazione psichica (ad esempio se si insegna già da diversi anni), convincersi che la propria materia sia interessante e pretendere che anche gli altri la pensino così;

10. offendersi terribilmente per aver letto il presente articolo e/o pensare che non valga la pena rifletterci seriamente sopra e chiedersi (o chiedere) se esista almeno un motivo valido per cui è stato scritto.

 

 

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6 Responses to “I 10 motivi per cui non farei l’insegnante”

  1. leonidas Says:

    Bellissimo!!!!! Concordo pienamente, lasciamoli nelle loro miserie, solo chi ha il carbone bagnato ha paura delle critiche.

  2. Riccardo Says:

    Mi chiedo se avete perso il barlume della ragione…
    Attaccare una classe sociale solo perchè alcuni elementi non vi vanno a genio, non è tanto diverso dal razzismo: si colpiscono tutti per colpa di pochi inefficenti, che poi non è nemmeno loro se il problema è nel sistema e nelle graduatorie che così come sono fatte fanno schifo (il più sfigato ed anziano e in cima)…
    Tra l’altro, si generalizza e si colpevolizzano i professori, che invece andrebbero aiutati e sostenuti! Cinquant’anni fa, se il proff diceva ai genitori “suo figlio si è comportato male” ti rispondevano “Poteva dargli uno schiaffo”, ora ti dicono “Preferisco fidarmi di mio figlio, e preso la denuncerò”…
    Ma scherziamo? E poi non sono tutti uguali! Non so dove voi andiate a scuola, ma io ho conosciuto professori che sono stati anche veri e propri Maestri, mi hanno insegnato con la loro passione ciò che facevano… Sì, passione! C’è chi lavora ancora con passione, e si ferma a scuola 5 ore oltre l’orario scolastico per spiegare a 4 alunni come fare un esame, come fare un programma, approfondire GRATUITAMENTE!
    Ma sai quanto è frustrante fare l’insegnante? Il primo problema siamo noi alunni. Noi per primi, quelli che magari vanno meglio della media e hanno un’educazione alle spalle, e l’ho provato sulla mia pelle! Invece di trainare la classe, invece di appoggiare i professori, ci è molto più comodo fare comunella e opporsi, e distruggere il poco lavoro che fanno!

    Io voglio sperare che questo tuo articolo sia fatto solo per attirare qualche incauto visitatore, perchè è alquanto demagogo, e se fosse tutto vero, bè… Piuttosto la Gelmini! LoL Infatti oggi quando ho letto non volevo nemmeno risponderti… Ma quando vedo che un certo Leonidas (Ma dai, uno che scrive con questo nick non può essere serio!)

    Ma sai, c’è chi evidenzia i problemi e chi propone soluzioni… E le tue quali sono?

  3. nino Says:

    Diciamo che la professione di insegnate spesso viene intrapresa per una questione più economica e di stabilità professionale (più o meno), ci sarebbe da chiedersi quanti insegnanti siano spinti da una vera e propria vocazione, magari all’inizio è proprio così ma con il passare del tempo ci si omologa vedendo il proprio lavoro come un tranquillo modo di arrivare alla pensione.

  4. Leviatan Kiranov Says:

    Rispondo al commento di Riccardo del 10 settembre 2009, 02:28. Le citazioni dal tuo commento le metto in corsivo.

    >> Mi chiedo se avete perso
    In questo blog scrive una sola persona.

    >> Mi chiedo se avete perso il barlume della ragione…
    Non è necessario essere così aggressivi, si può discutere dell’argomento tranquillamente, anche senza espressioni colorite.

    >> Attaccare una classe sociale solo perché alcuni elementi non vi vanno a genio non è tanto diverso dal razzismo
    Nel mio articolo non viene attaccata nessuna classe sociale, tanto meno quella degli insegnanti. Viene illustrato il personaggio del tipico professore (o professoressa) che crede di essere una figura importante per la società (e potenzialmente potrebbe esserlo), quando invece sfoga soltanto le proprie frustrazioni e debolezze sui suoi alunni, spesso senza rendersene neanche conto (ma persone di questo genere non dovrebbero neppure insegnare, perché fanno soltanto un male ai cosiddetti “cittadini di domani”.).

    >> si colpiscono tutti per pochi inefficienti
    Secondo la mia esperienza scolastica, la maggioranza degli insegnanti è “inefficiente”, come scrivi tu. Non so cosa intendi di preciso con quella parola: io non mi riferisco soltanto all’eventuale incompetenza, ma anche – e soprattutto – al loro comportamento (spesso psicotico, sempre secondo la mia esperienza) nei confronti degli studenti.

    >> si generalizza e si colpevolizzano i professori, che invece andrebbero aiutati e sostenuti!
    Si colpevolizzano i professori che danneggiano i propri alunni. Come pensi di aiutare delle persone che inveiscono contro dei ragazzi se non con un’accurata terapia psichiatrica? Io non mi riferisco a tutti gli insegnanti, ma a quelli che rispondo alle caratteristiche citate nel mio articolo. Ovvero, secondo la mia esperienza, la maggior parte.

    >> Cinquant’anni fa, se il proff diceva ai genitori “suo figlio si è comportato male” ti rispondevano “Poteva dargli uno schiaffo”, ora ti dicono “Preferisco fidarmi di mio figlio, e preso la denuncerò”…
    Fortunatamente qualcosa è cambiata in questo senso. Usare “gli schiaffi” (o altri metodi del genere) per educare i propri figli è un comportamento violento e disumano, di persone che avrebbero fatto meglio a non avere affatto dei figli.
    La fiducia nei confronti dei figli, nel caso che descrivi tu, merita una trattazione a parte. Non si può liquidarla in qualche riga.
    In ogni caso, se un insegnante dice a un genitore “suo figlio si è comportato male” e non motiva razionalmente il fatto (e prima non ha provato a parlarne con il ragazzo stesso), probabilmente ci si trova dinnanzi ad un professore che rientra nei canoni descritti nel mio post. E’ sottinteso che un genitore che prende per oro colato le parole dell’insegnante senza parlarne con il proprio figlio non è una persona equilibrata, ma questo è un argomento a parte.

    >> io ho conosciuto professori che sono stati anche veri e propri Maestri, mi hanno insegnato con la loro passione ciò che facevano…
    Dipende cosa intendi per “insegnare con passione”. Spesso passione può combaciare con una buona dose di irrazionalità, e mi riferisco ad esempio al caso in cui un insegnante pretende di imporre la propria materia soltanto perché lui/lei la fa con “passione” e quindi tutti gli altri devono vederla allo stesso modo.
    Comunque, se per “veri e propri Maestri” (come scrivi tu) intendi anche individui che sappiano ascoltare e da cui è possibile confrontarsi pacificamente e scoprirle persone brillanti, integre e simpatiche, io ne ho incontrate un numero che si può indicare sulle punte di una sola mano. Sarà che solo io non ho fortuna o che tu ne hai troppa? Sicuramente abbiamo modi diversi di considerare “valido” un insegnante.

    >> Il primo problema siamo noi alunni. Noi per primi, quelli che magari vanno meglio della media e hanno un’educazione alle spalle, e l’ho provato sulla mia pelle! Invece di trainare la classe, invece di appoggiare i professori, ci è molto più comodo fare comunella e opporsi, e distruggere il poco lavoro che fanno!
    Non mi piace parlare per proverbi, ma si dice che “a mali estremi, estremi rimedi”. Quando gli alunni si rendono conto che chi hanno davanti non è in grado di guidarli, allora escogitano ogni tipo di strategia per coalizzarvisi contro e possibilmente anche svilirlo. Non è un comportamento equilibrato, ma molte volte è davvero difficile trovare una soluzione alternativa (ad esempio se il personaggio in questione è un tipo o una tipa chiuso/a nelle proprie deliranti convinzioni e che non si fa parlare, caso fin troppo comune).
    Mi è capitato di avere – anche se raramente – insegnanti apparentemente equilibrati, tranquilli e rispettosi dei loro studenti. In questo caso, questi ultimi hanno ricambiato in modo naturale lo stesso rispetto.

    >> Io voglio sperare che questo tuo articolo sia fatto solo per attirare qualche incauto visitatore
    Ovviamente, no.

    >> Ma quando vedo che un certo Leonidas (Ma dai, uno che scrive con questo nick non può essere serio!)
    Ciò che non è serio è fare una considerazione del genere. Non è proprio il caso di offendere gli altri utenti.

    >> Ma sai, c’è chi evidenzia i problemi e chi propone soluzioni… E le tue quali sono?
    Sono d’accordo sul fatto che dopo aver evidenziato un problema andrebbero proposte, se possibile, delle soluzioni (concrete). Lo farò in un articolo che ho in programma di scrivere. Se vuoi, stay tuned (rimani sintonizzato).

  5. analistadegliscimpanze Says:

    Gli insegnanti. Prima di tutto sono persone, esseri viventi e poi umani, che prima di essere insegnanti erano anch’essi studenti, e anche adolescenti, che sono cresciuti nell’analoga società, magari solo con qualche differenza di impostazione economica, ma sostanzialmente imparando simili quanto stantie regole sociali e culturali con le quali erano cresciuti i loro genitori, i loro nonni, ecc.
    Anche loro probabilmente da ragazzi erano insofferenti ai loro professori, anzi forse pure più degli studenti di oggi, in quanto, in particolare a partire dalla metà degli anni ’60, e a cominciare dalle università del Nord, iniziò la contestazione giovanile contro gli allora metodi d’insegnamento e valutazione che erano molto condizionati dall’appartenenza sociale e soprattutto dalla assoluta discrezione del professore (ancora oggi però si parla di baronia nelle università).
    Ma poi, una certa cultura si spinse troppo oltre nell’ideologia di una società egualitaria, dimenticando che non si può piallare uniformemente il cervello dell’essere umano (almeno fino ad oggi).
    Contestualmente, e come sempre, il grande affarismo colse a volo l’occasione, poiché una società livellata culturalmente era, così come lo è sempre più adesso, molto più controllabile, soprattutto molto più indirizzabile, in particolare ai consumi ed al voto.
    A questo si aggiunga che come è avvenuto in quasi tute le attività pubbliche dello Stato, anche la scuola divenne un parcheggio per raccomandati, amici, compari, sfigati, concubine, ecc.
    Insomma, quello che doveva essere il tempio della formazione delle nuove generazioni è divenuto un cassonetto in cui gettarci di tutto, per metterlo ai margini della società e non curarsi neanche se ha bisogno di essere pulito.
    Alla fine, come in ogni manifestazione umana insoddisfacente e non gratificante, anche nella scuola si scade nell’indolenza, nella depressione, nel menefreghismo. Si continua a fare ciò che si deve fare ma senza più entusiasmo e scaricando sugli altri le proprie frustrazioni esistenziali ed economiche. Si tira a campare.
    E tuttavia, non possono essere gli studenti a capire gli insegnanti ma chiaramente viceversa, quanto meno per una ovvia differenza di età. Se gli insegnanti sapessero organizzarsi e ritornassero a confrontarsi e a costruire nuovamente una categoria unita ed intellettualmente all’avanguardia, certamente avrebbero dalla loro parte se non tutti, sicuramente molti studenti, solo che quello che visibilmente ormai manca, e non solo agli insegnanti, ma più in generale alle persone cosiddette grandi, è la capacità di ritornare a considerarsi facenti parte di una società di individui e non un’accozzaglia unita da soli momenti o interessi temporanei. E con questo andazzo, chiaramente anche preordinato dal sistema politico, gli studenti di oggi saranno probabilmente come gli stessi grandi di oggi, se non sempre peggio.
    Purtroppo, questa società è entrata palesemente in un tunnel esistenziale molto stretto in cui ci obbligano a procedere tutti insieme, ma in colonna, quindi sempre da soli, al massimo grugnendo tra noi. Quindi, anche gli insegnanti si sentono sostanzialmente soli ed impauriti, anche quando poi ostentano autorità nei confronti degli studenti.
    Purtroppo, insegnanti e studenti, non hanno capito che sono tutti su una stessa (ormai) arrugginita nave, e che tutti i governi, da destra a sinistra, fanno in modo che non possa navigare per non svegliare i cervelli delle generazioni che si vanno formando ogni anno, altrimenti non potrebbero a pascolarli così come fanno da decenni con i loro genitori.
    Però la colpa di tutto ciò è innanzitutto degli insegnanti, che dicono pure di leggere, ma forse lo fanno come quelli che viaggiano per il mondo e che quando ritornano sono limitati come quando erano partiti. Non basta guardare con gli occhi se poi non si vede con il cervello.

  6. Giuliana Says:

    Rispondo al commento di Riccardo del 10settembre. Credo che l’autore del sito abbia ben chiarito il significato del suo articolo. Vorrei dire invece a Riccardo che sono una persona seria, che ho origini greche e che Leonidas è il mio secondo nome. Devo dire che ne vado molto fiera, e mi sorprende la frivola leggerezza del giudizio su me e il mio nome. Non tengo un basso profilo ma lascio dire.

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