“Il fu Mattia Pascal” (Luigi Pirandello): recensione, citazioni, commento
Author: Leviatan Kiranov | Filed under: Recensioni libri
Durante il suo noioso lavoro da bibliotecario, Mattia Pascal ritorna con la mente alle vicende che lo hanno portato a quella routine, di nuovo. Sì, perché Mattia aveva avuto un’occasione che nessun umano si aspetterebbe nella vita: ricominciare un’esistenza nuova, svincolandosi da tutto e tutti, lontano dalla propria “prima” identità. “Stava a me: potevo e dovevo esser l’artefice del mio nuovo destino, nella misura che la Fortuna aveva voluto concedermi”.
Grazie ad un’insperata coincidenza – il suicidio di un uomo fisionomicamente somigliante a Mattia, tanto da essere scambiato per lui -, il nostro protagonista può decidere se approfittare di questa incredibile opportunità o se lasciarla sfuggire e rivelare di non essere realmente morto. Dopo lunghi istanti di ponderazione, ripensamenti e scrupoli di coscienza, Mattia Pascal accetta la propria “morte” e “rinasce” sotto il nome di Adriano Meis, un signorotto piacevole e vivace (“Io le confesso che provo una grande invidia per tutti coloro che sanno prender gusto e interessarsi alla vita, e li ammiro. Tra chi si rassegna a far la parte della schiava e chi si assume, sia pure con la prepotenza, quella del padrone, la mia simpatia è per quest’ultimo”). Il nuovo personaggio si trova a fare i conti con il fatto che anagraficamente non esiste, non ha più nessuno su cui fare affidamento, deve inventarsi un nuovo passato da poter raccontare alle sue future conoscenze per non apparire in qualche modo sospetto.
La sua realtà sembra prendere lentamente una svolta complessivamente positiva, dal sapore di nuovo, di accattivante. Ma non trascorrerà molto tempo che il signor Meis, incappando in una situazione se possibile ancora più contorta di quella della sua vecchia vita, decide di “morire” ancora una volta, credendo di poter aggirare finalmente il proprio senso di smarrimento, ma rendendosi poi conto che la sua esistenza è stata ormai irrimediabilmente segnata. “I morti non debbono più morire, e io sì: io sono ancora vivo per la morte e morto per la vita. Che vita infatti può esser più la mia? La noja di prima, la solitudine, la compagnia di me stesso?”.
Dalla penna di Luigi Pirandello nasce quest’opera, impregnata di ironia e riflessione, distribuita dalla casa editrice Oscar Mondadori (240 pagine) al prezzo di 8,50 euro.
Citazioni tratte dal libro
- Il signor conte si levò per tempo, alle ore otto e mezzo precise… La signora contessa indossò un abito lilla con una ricca fioritura di merletti alla gola… Teresina si moriva di fame… Lucrezia spasimava d’amore… Oh, santo Dio! e che volete che me n’importi? Siamo o non siamo su un’invisibile trottolina, cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, senza saper perché, senza pervenir mai a destino, come se ci provasse gusto a girar così, per farci sentire ora un po’ più di caldo, ora un po’ più di freddo, e per farci morire – spesso con la coscienza d’aver commesso una sequela di piccole sciocchezze – dopo cinquanta o sessanta giri?
- Noi anche oggi crediamo che la luna non stia per altro nel cielo, che per farci lume di notte, come il sole di giorno, e le stelle per offrirci un magnifico spettacolo. Sicuro. E dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose, che, ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili.
- Gli abiti che indossiamo, il loro taglio, il loro colore, possono far pensare di noi le più strane cose.
- Stava a me: potevo e dovevo esser l’artefice del mio nuovo destino, nella misura che la Fortuna aveva voluto concedermi.
- Io odio la retorica, vecchia bugiarda fanfarona, civetta con gli occhiali.
- [parlando alla signorina Caporale] Io le confesso che provo una grande invidia per tutti coloro che sanno prender gusto e interessarsi alla vita, e li ammiro. Tra chi si rassegna a far la parte della schiava e chi si assume, sia pure con la prepotenza, quella del padrone, la mia simpatia è per quest’ultimo.
- I morti non debbono più morire, e io sì: io sono ancora vivo per la morte e morto per la vita. Che vita infatti può esser più la mia? La noja di prima, la solitudine, la compagnia di me stesso?
Commento personale
(attenzione: contiene qualche anticipazione forse un po’ troppo dettagliata sulla trama)
L’idea di fondo della trama di questo libro mi è piaciuta, però a mio avviso è stata sviluppata abbastanza male. Poteva nascere un romanzo molto più elaborato. Credo che l’autore abbia avuto poca fantasia, in quanto le vicende mi sono sembrate quasi “isolate” tra di loro, come degli sprazzi che nascevano e dopo qualche decina di pagine si esaurivano.
Ma tralasciamo la “prima” vita di Mattia Pascal, per lui non soddisfacente e per me al limite della psicosi. La vita “successiva”, da Adriano Meis, si snoda nel piattume generale per il lettore, in quanto Pirandello ci accenna appena che Adriano ha viaggiato per uno o due anni e poi ha trovato improvvisamente una collocazione più sedentaria. E lì comincia a rifarsi una vita e a riallacciare rapporti umani. Da questi rapporti cominciano i nuovi problemi del personaggio, sotto le sue nuove spoglie. Qualcosa sembra andare storto, sì, ma la situazione appare di gran lunga più tranquilla rispetto alla prima vita del protagonista. Tuttavia Adriano sembra agire con un’impulsività a dir poco fuoriluogo e decide all’improvviso di tornare ad essere Mattia Pascal, piantando in asso tutto e tutti, pur conscio di lasciarsi alle spalle un amore nascente che sembrava cominciare a renderlo felice.
Ciò che attenua questa irragionevolezza – almeno secondo la mia lettura - sempre più marcata è, forse, la scelta di scrivere il romanzo in prima persona. In questo modo la storia sembra leggermente più verosimile.
In realtà è stato un libro piacevole da leggere, soprattutto per il linguaggio e le riflessioni a volte un po’ scanzonati del narratore (vedere le citazioni riportate più in alto). Sebbene i personaggi mi siano risultati un po’ senza carattere. Insomma, in conclusione: non lo consiglierei ma, potendo tornare indietro, lo rileggerei (non più di una volta, ovviamente).
Tags: aforismi, Luigi Pirandello, recensioni

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